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Google TV 0

mag21

Fresca fresca, insieme alla presentazione di un nuovo codec video (il VP8) che Google vorrebbe vedere come standard libero per il web, arriva la presentazione della piattaforma Google TV.

Prima di scoprire cosa sia, è bene precisare cosa Google TV non è: non si tratta di un apparecchio televisivo, o di altro genere, e non si tratta di un nuovo canale tematico del digitale terrestre.

Google TV è una piattaforma software che farà da intermediario fra chi produce contenuti video (informazione, fiction, intrattenimento musicale e quant’altro) ed il potenziale pubblico, o più precisamente gli strumenti (televisori, smartphone, computer e quant’altro) che tale pubblico usa per fruire dei contenuti.

In arrivo, per ora, ci sono una serie di televisori HD e lettori Bluray della Sony, un box della Logitech da collegare al televisore non abilitato, ed un servizio fornito ai clienti della piattaforma satellitare DISH. Su un dispositivo che implementa il software (perché di questo si tratta) sviluppato da Google, la ricerca dei contenuti non avviene più necessariamente per canale: all’accensione del dispositivo, vi accoglie la familiare casella di ricerca di Google, dove sarà possibile digitare ciò che si vuole vedere.

Il tutto, ovviamente, tramite connessione ad Internet. I possibili sviluppi sono infiniti.

Social Search 0

feb15

Il lancio di Google Buzz è stato strombazzato in lungo e in largo, al punto da portare a chiedersi cosa ci sia poi di tanto eclatante nel lancio di un Google Reader per social network. A parte aggregare i contenuti postati altrove (aumentandone la confusione) non mi pare che al momento si possa fare granché altro.

Il quadrò però andrebbe completato con una funzione meno nota che è stata introdotta di recente: la social search. Va detto che la funzione è appena uscita dallo stato di Beta ed è possibile usarla solo su google.com (quindi non ancora su google.it) ed ovviamente bisogna essere loggati con il proprio utente Google.

Se la funzione è attiva, i risultati di una ricerca saranno completati da contenuti presi dal vostro “circolo sociale”. In pratica, compariranno post dei vostri amici su Facebook, colleghi su LinkedIn, gruppi preferiti su Last.fm e così via. Ovviamente il sistema non si limita a prelevare i dati da Facebook, LinkedIn e Last.fm, ma conoscendo i siti, i blog e i forum su cui gli amici (e gli amici degli amici) a loro volta postano i loro contenuti, raggiunge ed aggrega tutto quello che questi vogliono condividere con noi e ce lo mostra a corredo delle nostre ricerche, scegliendo ovviamente gli articoli più pertinenti.

Se volete provarla, la difficoltà maggiore sta nel convincere il vostro browser a lasciare la versione italiana di Google e tornare a quella originaria. Per farlo, seguite semplicemente questo link. Se volete avere un’idea del circolo sociale che Google ha costruito in base al vostro profilo, andate nelle Impostazioni di Social Search. Per cambiarvi volto , invece, dove agire sul vostro profilo Google, o crearne uno, se non ne avete.

Storie di Google 0

feb8

Una segnalazione rapida per Search Stories, sito in cui Google ci fa sapere che ogni ricerca è un’impresa, e va affrontata con le armi giuste.

L’interrogativo Twitter 0

dic9

Quando una domanda resta senza risposta, non è necessariamente a causa della difficoltà insita nel quesito. Talvolta, è la domanda stessa ad essere sbagliata.

Sento spesso chiedere lumi su Twitter — “Come funziona Twitter?”, “Come si usa?” — quasi che debba esistere un modello comportamentale al quale conformarsi per ogni cosa: quasi che l’uso consista nel farsi usare! OK, è certamente più comodo fare come fanno gli altri piuttosto che inventarsi un modo per sfruttare uno strumento che non è ancora stato esplorato a fondo, in tutte le sue potenzialità, quasi una nuova prateria del web.

Meglio chiedersi perciò: “Come posso usare Twitter?” Chiunque investa denaro in qualsiasi forma di business è preoccupato della propria presenza online, ed il 2009 è stato l’anno di Twitter. Persino i motori di ricerca più blasonati hanno dovuto rivedere le loro strategie di indicizzazione per restare al passo con il paradigma del life blogging, dei post “in tempo reale”. Le informazioni diventano obsolete nel giro di ore, e devono essere aggiornate di continuo. I SEO hanno il loro bel daffare a tenere il passo della Google Dance.

Chi è stato, quindi, ad aver interpretato meglio questo fenomeno fino ad ora? The Big Money, l’appendice business di Slate, ci offre la classifica delle prime 12 compagnie, basata sul numero di Follower. Sono stati presi in considerazione gli account che hanno superato il milione di utenti.

Al primo posto si piazza il New York Times, seguito dal canale di intrattenimento E! Online e dalla NBA. Molti di questi canali sono semplici copie di feed RSS del sito, per cui si potrebbe pensare che il loro successo è dovuto in larga parte al loro “nome”.  Tuttavia risulta che le grandi multinazionali sono in minoranza rispetto a nuovi arrivati che operano esclusivamente (o prevalentemente) sul web.

L’articolo evidenzia come la funzionalità Suggested User, che suggerisce canali a cui iscriversi in base ai gusti dell’utente, ha una grande influenza nel permettere ad un canale di raggiungere il tipo di cifre (milioni di utenti) preso come riferimento: alcune compagnie sembrano preferite rispetto ad altre, creando discrepanze anche notevoli, come il milione e mezzo di followers di Jet Blue contro i 35000 di Comcast Cares, nonostante si tratti in entrambi i casi di assistenza  ai clienti.

Proprio i servizi di assistenza sembrano aver trovato casa su Twitter: il funzionamento in tempo reale, la reciprocità con cui ci si scambia messaggi (confronta con la quasi unidirezionalità delle fan page di Facebook) e la trasparenza con cui il tutto accade danno agli utenti l’impressione che le compagnie si occupino realmente del loro particolare problema, ponderino i loro suggerimenti, ascoltino le loro critiche.

Tutto qui, Twitter? Un sistema per sostituire i call center? Il futuro ci sorprenderà. Ancora una volta.

Leggi: The Big Money Twitter 12

Il mercato della conoscenza 1

nov23

Il contenuto generato dagli utenti è diventato centrale nel ciclo vitale di un qualsiasi sito web. Questo ha anche portato alla nascita di interi siti basati unicamente su questo nuovo paradigma. Da Experts Exchange passando per il defunto Google Q&A (poi Google Answers) fino al recente, ma ormai leader nel settore “popolare”, Yahoo! Answers, si fanno sempre più strada i siti in cui chiedere informazioni ad altri utenti umani, per arrivare laddove nessun motore di ricerca è mai arrivato ancora: capire i bisogni dell’utente ed indirizzarlo verso la soluzione che desidera, senza lasciargli l’arduo compito di esaminare centinaia di risultati spesso discordanti, se non fuorvianti.

Grazie all’ottima indicizzazione che ricevono dagli stessi motori di ricerca, questi siti stanno ormai soppiantando i vecchi newsgroup di USENET (che sopravvivono soprattutto grazie a Google Gruppi), nonostante (o forse anche grazie al fatto che) il loro meccanismo di domanda e risposta sia molto più rigido e non consenta interazione continua fra l’utente che fa la richiesta e quelli che provano a soddisfarla.

Ispirato al coreano Knowledge Search di Naver, il servizio di Yahoo usa i classici mezzi per incentivare gli utenti alla partecipazione: sistema di punteggi a livelli, con tanto di badge per condividere i propri avanzamenti su forum, blog e social network; riconoscimenti speciali per gli utenti più attivi (gli Answeriani DOC); un sistema di moderazione basato sulla reputazione degli utenti, per tenere a bada troll e spammer; dulcis in fundo, un sistema di selezione (alla Digg) delle domande e risposte più meritevoli allo scopo di promuoverle in prima pagina.