Da cigno a brutto anatroccolo 0
Come ormai è risaputo, dietro ad una schermata di chat, nascosti dietro simpatici nickname, molti utenti sono soliti migliorarsi un po’ nella descrizione di loro stessi.
Proprio favoriti dall’anonimità e disinibiti dalla non presenza fisica dell’interlocutore/trice, chi chatta si ritrova ad aprirsi e a volte senza accorgersene, incoraggiati anche dal fatto che nn ci si vedrà “mai dal vivo” e che quindi ciò non possa nuocere a nessuno. Tutto questo non è un problema…finchè arriva il giorno del fatidico incontro che si pensava non sarebbe mai dovuto avvenire. I principi azzurri alti belli e biondi, cominciano a ridimensionarsi man mano e a perdere qualche centimetro, la fotografia inviata di 10 anni prima e 20 kg fa comincia a creare qualche ansia, ed i ritocchi fatti ingenuamente con il Photoshop diventano tutto d’un tratto una catastrofe!
Si comincia quindi a prender tempo, a porre infinite domande riguardo l’aspetto fisico che non è poi così importante, che quel che conta è il carattere e l’affinità che si è andata a creare in questi giorni di chat.
Spesse volte l’incontro va bene, malignamente intendendo ad esempio quando qualche bugia di troppo è stata detta da ambo i lati, e quindi ci si accontenta. Un po’ meno piacevole invece risulta quando la persona che si va ad incontrare non è proprio quella identica alla fotografia e cresce il desiderio di trovarsi in tutt’altro luogo meno che lì. Ciò fa pensare ad una sorta di legame con il passato, anche se con qualche “piccola” differenza. Mi riferisco a quando gli antichi combinavano i matrimoni tra i propri figli, e in questo contesto il velo della sposa svolgeva un ruolo fondamentale. Questo infatti copriva il volto della sposa per tutta la durata della cerimonia e soltanto al termine veniva mostrato l’aspetto al proprio marito. Tutto questo per evitare possibili fughe o ripensamenti da parte dello sposo.

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